
Fa freddo. Il gelo si è impossessato delle mie ossa. Il caminetto si è spento? Apro gli occhi e delle tende a me sconosciute si materializzano alla mia vista. Scatto a sedere e la stanza sembra ruotare per un secondo. Dove sono? Mi trovo su un vecchio letto a baldacchino. Le coperte sono vecchie, le tende bianche rovinate. La stanza è buia, l’unica fonte di luce proviene dalla Luna. Mi alzo lentamente, stordita e confusa. Dove diamine sono? Il caminetto antico è spento, la stanza è gelida. Indosso solo una camicia bianca che non è mia. Sono stata rapita? Il panico mi assale. Corro ad affacciarmi al vetro della portafinestra che da su un balcone. Fuori è buio pesto e c’è la nebbia fitta. Mi sembra di essere all’interno di una vecchia villa abbandonata in mezzo a un bosco. Come ci sono arrivata? Mi guardo intorno e vedo due porte. La prima conduce a un piccolo bagno, la seconda si affaccia su un lugubre corridoio. Varco la soglia e cammino scalza sul tappeto rosso logoro. Sulla mia sinistra ci sono delle finestre mezze rotte, sulla destra c’è un muro pieno di quadri. Sono raffigurate persone di alto rango, seri e composti. Più vado avanti più il corridoio sembra non finire. Mi sento osservata da tutti questi occhi dipinti. Perchè sono solo dipinti, giusto? Sento una lieve musica venire dal fondo del corridoio. Un pianoforte? No, un violino. Allora c’è qualcuno in questa casa! La paura mi assale dopo aver provato un briciolo di sollievo. Quella persona deve essere il mio rapitore. Il mio passo rallenta, il mio respiro diventa sempre più affannoso. Mi guardo intorno alla ricerca di una via d’uscita ma niente: o torno indietro o vado avanti. Raccolgo tutto il coraggio che mi è rimasto e proseguo. Più mi avvicino alla porta socchiusa più la musica è alta. Almeno è bravo. Appoggio una mano tremolante alla porta e sbircio all’interno. La sala è in perfette condizioni: le pareti rosse e oro, i lampadari scintillanti. Guardo ovunque ma non vedo nessuno. Chi sta suonando allora? Entro lentamente dentro e noto un violino per aria che sta suonando da solo. Mi stropiccio gli occhi. Non può essere vero. Il violino continua a suonare quando, all’improvviso, sento un alito sul collo. Urlo e mi giro di scatto. Non c’è nessuno. Sento una risatina provenire da dietro di me. Urlo e mi giro di nuovo. Non c’è nessuno. Mi fiondo sulla porta ma è stata chiusa. Non si apre. Maledizione! Nel panico vado verso le finestre, giro tutta la stanza alla ricerca di una via di uscita ma niente. Nel frattempo, la risata continua e diventa sempre più alta. Le lacrime scendono e la stanza inizia a vorticare. La testa mi gira e non riesco più a stare in equilibrio. E infine giù. Il pavimento crolla improvvisamente e io cado nel vuoto urlando.
Mi sveglio di soprassalto nella mia camera. Quindi è stato un incubo? Mi sento sollevata. Il gelo però mi sta uccidendo. Il camino si è spento e la finestra è aperta. Ma perchè è aperta? Era chiusa. Mi alzo tremolante e mi avvicino per chiuderla. Il suono di un violino arriva alle mie orecchie. Le mie gambe si fermano, le mie braccia si bloccano, i peli si rizzano. In un attimo la stanza si ritrasforma e sono nuovamente nella villa.
By Hotaru
