
BOSCO DELLE OMBRE – SELENE
Sento delle voci provenire da dietro. Piccole risa di gioia e una voce più profonda. Lancio un’occhiata alle mie spalle e vedo Atria mano nella mano a Nyxian. Lei sorride tranquillamente, come se non stessimo scappando da morte certa. Come se non stessimo abbandonando la nostra vita. Mi rigiro e torno a guardare davanti a me sospirando. Il bosco di notte è molto buio e se non si sta attenti si rischia di cadere. Apro il palmo della mia mano e concentro lì la mia magia. Una piccola sfera di luce bianca compare e illumina la strada come fanno le stelle. Atria, vedendo il mio gesto, fa lo stesso. È un trucchetto che ti insegnano subito. Maelin, che si trova accanto a me, osserva curiosa la mia sfera di energia.
<Che cos’è quella?> mi chiede.
<È una sfera di energia. Ci viene insegnata per ricordarci che, anche nel buio più profondo, si può sempre trovare la luce.>
<Molto poetico ma anche veritiero.>
<Posso chiederti una cosa?>
<Sì, certo.>
<Chi vi ha detto che eravamo in pericolo e dove ci trovavamo?>
In realtà immagino già la risposta. Mio padre era l’unico ad Azveria a sapere dove trovarci.
<Daeron Thornvale ci ha detto dove trovarvi e anche di portarvi via, ma in realtà il principe aveva sentito delle voci sulla strega della pasticceria.>
Nyxian ci avrebbe aiutate anche senza l’intervento di nostro padre?
‘…quando ho deciso di aiutarti, ho tradito mio padre… Se rimango qui verrò condannato anch’io a morte.’
Sì, ci avrebbe aiutate comunque. Se non per bontà, almeno per salvarsi.
Maelin mi osserva attentamente, come se fossi un animale selvatico pronto ad attaccare.
<Cosa c’è?> le chiedo.
<Niente, solo che tra poco saremo al confine con Velmoria. Vorrei chiederti una cosa prima di lasciarci.>
Annuisco.
<Lo so che non ti fidi di lui e che vi conoscete da poco, ma potresti prenderti cura di lui? È un bravo ragazzo, onesto e sensibile ma anche molto orgoglioso. Come potrai immaginare non è facile crescere con un padre del genere e per fortuna non ha preso nulla da lui. Quindi ti prego: promettimi di prenderti cura di Nyxian, è come un figlio per me.>
Il suo sguardo è sicuro e deciso come quello di una madre.
<Certo, te lo prometto.>
Mi sorride e annuisce, poi il nostro cammino continua in silenzio.
Una volta arrivati al fiume Morvaelis, confine con Velmoria, ci fermiamo. Maelin si ferma e si gira a guardarci. I suoi occhi sono lucidi e tristi, ma allo stesso tempo fieri. Si avvicina ad Atria e le da un lungo abbraccio e un bacio sulla fronte. Dopo si avvicina a me; il suo sguardo piantato nel mio. Mi fa un dolce sorriso e io, per confermarle per l’ultima volta la promessa fatta poco prima, le faccio un cenno di assenso. Sollevata, mi abbraccia e mi stringe stretta. Una volta liberata si dirige verso Nyxian e gli sussurra qualcosa nell’orecchio, lui annuisce e infine si abbracciano a lungo.
<Bene ragazzi, le nostre strade si dividono qua. Per ora raggiungete Velmoria e cercate le Tre Streghe Anziane, lì sarete al sicuro per il momento.>
<Te cosa farai?> le chiede Atria.
Lo sguardo di Maelin e Nyxian si rabbuia.
<Cerco di farvi guadagnare più tempo possibile. Voi però andate ora. Buona fortuna ragazzi!>
Noi tre le annuiamo, poi ci giriamo per attraversare il confine con Velmoria. Atria è davanti a me ma non sento i passi di Nyxian dietro di me. Mi giro e vedo che si è fermato a dare un ultimo sguardo a Maelin, come se volesse imprimersi la sua figura nella mente. Mi avvicino a lui e poso delicatamente una mano sulla sua spalla, non abbiamo molto tempo. Nyxian al mio tocco ha un leggerissimo sussulto, si gira verso di me e mi dedica un leggero sorriso sbilenco.
VELMORIA – SELENE
Via via che ci avviciniamo al Grande Salice, il numero di edifici appartenenti alle streghe aumenta. Essi hanno tetti leggermente incurvati verso il basso e ogni casa ha un colore diverso. I quartieri sembrano arcobaleni. Alla fine della via, proprio sull’angolo, c’è una piccola caffetteria. Un gruppo di streghe è seduto lì fuori ed è immerso in una conversazione sui vari tipo di incantesimi e pozioni. Dall’altro lato della strada, invece, delle ragazze stanno venendo via dal Grande Salice. I suoi rami principali ospitano gli edifici più importanti di Velmoria e non solo: anche botteghe e piccole piazze vi trovano spazio. I rami, alla stessa altezza, sono collegati da piccoli ponti arcuati che danno l’impressione di una città sospesa. Per raggiungere i rami principali si devono percorrere delle grandi scale a spirale scavate nel legno vivo del tronco. Sul ramo più alto, quello più vicino al cielo, si trovano gli appartamenti delle Tre Streghe Anziane e l’Osservatorio.
Nel ramo sottostante ci sono gli uffici e la Sala del Consiglio, dove vengono prese le decisioni e si tengono i processi. Più in basso si trova la scuola, mentre nel ramo più vicino al terreno è situato il Centro della salute.
Una volta vicini al Grande Salice notiamo tre figure posizionate davanti ad esso, quasi come se gli facessero da scudo. Astridwen è nel mezzo ed è la prima ad avvicinarsi a noi.
<Selene cara, perché hai portato Nyxian Azrakan qui a Velmoria? Sai bene che questo è un luogo sacro per le streghe.>
Ha un piccolo sorriso stampato sul viso e la sua voce, mentre pronuncia queste parole, sembra dolce. Ma per me che la conosco da anni, so perfettamente quanto è seria in questo momento e sinceramente mi fa un po’ di paura.
<Astridwem, non pensavo che tu lo conoscessi già. Se è così allora saprai anche come è riuscito a passare la barriera.>
Il suo sorriso si fa più ampio e un pochino più sincero, forse voleva solo provocarmi.
<Hai ragione, so già come è potuto entrare. Solo un raro stregone può superare le barriere di protezione. Venite giovani ragazzi, riuniamoci nella Sala del Consiglio.>
Astridwen raggiunge le sue compagne e insieme ci guidano all’interno del Grande Salice. Il varco all’ingresso del tronco è alto almeno tre volte me, mentre la sala all’interno ha un’altezza inestimabile. Le grandi scale a spirale sono attaccate alle pareti di legno vivo e arrivano fino alla cima dell’albero. Noi ora dobbiamo raggiungere il terzo ramo.
Avremo tanti gradini da fare.
Dopo mezz’ora in salita raggiungiamo la Sala del Consiglio. Mentre noi abbiamo il respiro affannoso e rischiamo il collasso, le Tre Streghe Anziane sembrano in perfetta forma.
Neanche una goccia di sudore.
Le donne ci fanno accomodare su delle morbide sedie disposte davanti a un grande tavolo. Mentre loro si siedono dall’altra parte di esso, Astridwen prende parola.
<Atria cara, che ne pensi di aspettare tua sorella nella piazza della scuola? Potresti passare a salutare le tue amiche.>
Ad Atria si illuminano gli occhi e si gira a guardarmi. Non vorrei dividermi da lei ma ho l’impressione di non avere molta altra scelta.
<Ha ragione, Atria, vai a salutarle. Io e Nyxian ti raggiungiamo tra poco.>
Atria mi guarda per qualche altro secondo come in attesa di una mia ulteriore conferma. Ad un mio cenno di assenso, lei si alza scattante e felice va a cercare le sue amiche.
Una volta rimasti soli, gli sguardi delle donne si puntano su di noi.
<Selene Valewyn, come osi portare qui il figlio del Re Sanguinoso?>
A parlare è Umbryel, la Custode delle Ombre. Lei è la seconda in comando tra le Tre Streghe Anziane ed è quella più seria e schietta. Fa paura.
<Io…>
<No. Non ci sono scuse che tengano. Dovresti sapere che gli umani, soprattutto se uomini, non sono ammessi qui. Mi sorprende questa cosa, visto quello che ha fatto tuo padre.>
Il suo sguardo è crudele, freddo, come se godesse nel vedermi in difficoltà. Stringo i pugni sotto il tavolo, le unghie si conficcano nei palmi lasciando dolorosi segni. Una mano però mi raggiunge. Essa è confortante e dolce, delicata. All’istante il mio corpo si rilassa e la tensione sembra abbandonarmi almeno in parte.
<Suvvia Umbryel, sei più intelligente di così. Dovresti sapere che, se lui è riuscito a superare le barriere è perché è in possesso di magia. Non è vero, ragazzo?>
A parlare adesso è stata Elyndra, la Custode della luce. Ha uno sguardo vispo e un sorriso raggiante, la maggior parte delle volte è dolce come il miele ma non bisogna mai fare l’errore di sottovalutarla. Umbryel le lancia uno sguardo severo e tra le due sembra esser iniziata una battaglia di sguardi.
<Suvvia care, così faremo una pessima figura con i nostri ospiti. Selene, Nyxian, perché non ci spiegate cosa sta succedendo?>
Io e Nyxian ci lanciamo uno sguardo e lui mi annuisce. Comincio io.
<Qualche giorno fa, mentre ero a Nocteveris, ho incontrato mio padre. In quell’istante la mia luna si è illuminata d’istinto e stavo per essere scoperta. Fortunatamente, però, il principe Nyxian è venuto in mio aiuto e senza pensare alle conseguenze mi ha coperta e poi allontanata. Mi ha riaccompagnata fuori città e successivamente non mi ha denunciata, anzi, mi ha coperta da suo padre pur sapendo le conseguenze a cui andava incontro.>
Finito il mio discorso guardo Nyxian e gli fo cenno di continuare. Prima di parlare si schiarisce la gola per l’agitazione.
<Successivamente, però, sono venuto a conoscenza del fatto che anche qualcun altro aveva visto la cicatrice illuminarsi. Purtroppo, quella persona lo ha riferito al Re e lui ha emesso un mandato di cattura verso Selene. Appena saputo ho ritenuto migliore fare le sacche e cercare Selene e Atria per portarle lontano. Insieme alla mia nutrice di infanzia, originaria di Umbraeth, abbiamo trovato come soluzione una fuga temporanea nella città di Noxareth.>
Le tre donne ci guardano sorprese. Mentre Astridwen e Elyndra sembrano quasi felici di questo nostro trio, Umbryel ovviamente no.
<Giovanotto, sai a cosa stai andando incontro? Se la tua nutrice è veramente originaria di Umbraeth, e ti ha comunque consigliato di rifugiarti lì, è una pazza. Non è un posto accogliente verso ragazzini scappati di casa. E la Muraglia di Valdruun? Come pensate di superarla? Chiedendo per favore?>
Il suo tono così saccente, critico e derisorio mi fanno innervosire. Sto per risponderle a tono ma Nyxian mi precede.
<Sì, so perfettamente a cosa sto andando incontro. Lo so dal momento esatto in cui ho deciso di non denunciare Selene e, di conseguenza, tradire il Re. E sì, la mia nutrice è veramente originaria di Umbraeth ma non è pazza, semplicemente ha più informazioni rispetto a Lei. Mia madre era la sorella minore dell’attuale sovrana ed era una strega. Era una Duskfall. Mio padre la sposò per creare un’alleanza e senza sapere che fosse una strega. Come faremo a passare la Muraglia di Valdruun? La soluzione ha questo problema è rischiosa ma necessaria. Ci arrampicheremo sulle mura durante la notte, momento in cui c’è più caos nella città di Valdruun. È soddisfatta adesso?>
Astridwen ed Elyndra sono sull’orlo di scoppiare a ridere per la risposta tanto coraggiosa di Nyxian. Invece Umbryel sembra in difficoltà.
<So perfettamente di chi sei figlio, Nyxian Azrakan. Ma il fatto che tu sia il nipote della sovrana non ti proteggerà là, anzi. Non dire mai a nessuno la tua identità, né le tue origini. Stessa cosa te, Selene Valewyn. La missione a cui andate incontro è molto pericolosa e rischiosa, un passo falso e morirete. Siete sicuri della vostra scelta?>
Il suo sguardo adesso non è più crudele, né derisorio. È serio, quasi materno. Sottolineo il “quasi”.
<Siamo sicuri della nostra scelta. Sappiamo a cosa andiamo incontro e cosa rischiamo. Ma anche rimanendo qua moriremmo.>
Nyxian e Umbryel iniziano una battaglia di sguardi e, al sospiro di lei, capisco chi ha vinto.
GRANDE SALICE – NYXIAN
<Perché non vi fermate da noi questa notte?> ci chiede la Custode del Crepuscolo. Astridwen, forse?
Selene mi guarda e le annuisco, un po’ di riposo non ci farebbe male. La strega anziana sorride e ci accompagna fuori su uno dei rami secondari. Qui c’è quella che sembra una piccola casa in legno.
<Stanotte potrete dormire qui nella casetta degli ospiti. Se avrete bisogno di qualcosa non esitate a chiamare.> detto questo se ne va.
<Entriamo?> chiede Selene.
Una volta dentro ci guardiamo un po’ intorno. Al piano terra c’è una piccola cucina con un divano e un bagno, al piano di sopra invece una sola camera con due lettini.
Selene mi guarda.
<Io e Atria dovremmo riuscire a dormire nel solito letto, così te puoi prendere quell’altro.>
<No, ci stareste troppo strette. Prendete voi i letti, io vado giù sul divano.>
<Sei sicuro? Non ci starai scomodo? Domani sarà una giornata lunga e pesante.>
<Che c’è? Adesso ti preoccupi per me? Starò bene sul divano.>
<Ah ah ah, simpatico. Stai sul divano allora.>
Con il tono leggermente stizzito, posa la sua sacca per terra e si butta sul letto. È buffa. Un sorriso si forma sulla mia bocca. Scuotendo la testa vado giù per prepararmi alla notte.
Dopo circa un’ora che siamo in casa, Atria fa ritorno con un sorriso enorme.
<Divertita con le tue amiche?> le chiedo
Saltellante mi si avvicina e si siede accanto a me sul divano.
<Moltissimo! Abbiamo giocato insieme, ci siamo rincorse tra i fiori e abbiamo chiacchierato! Mi dispiace doverle lasciare…> a fine racconto il suo sorriso si spegne.
<Lo so Atria, pensa che prima o poi le rivedrai e potrai raccontare le tue nuove avventure.>
Il mio tentativo di rincuorarla sembra avere effetto perché butta le sue piccole braccia intorno al mio collo e mi abbraccia. Rimango inizialmente sorpreso. Nessuno, tranne Maelin, mi aveva mai abbracciato. Circondo delicatamente il suo corpicino con le mie braccia, come se avessi paura di romperla. È così dolce e tenera. È bello ricevere un abbraccio. Dopo un periodo che sembra infinito si stacca e mi sorride.
<Grazie Nyxian, ora vado da mia sorella. Buonanotte!>
<Di niente Atria, quando vuoi sono qui. Buonanotte.>
Mi sorride un’ultima volta e sale le scale lasciandomi solo con i miei pensieri.
È passata almeno un’ora da quando sono sdraiato sul divano. Non riesco a dormire con tutti questi pensieri nella testa. Mio padre, il tradimento, la fuga, l’ignoto. Cosa faremo una volta a Noxareth?
Ho bisogno di aria.
Rimetto le scarpe ed esco dalla casa. Cammino per un po’ e raggiungo un parapetto che si affaccia sulla valle illuminata e sul bosco. Oltre quegli alberi c’è Nocteveris, quella che è stata la mia città per ventidue lunghi anni. Ma là non c’è solo la mia casa. Maelin, spero stia bene. E Thornvale sarà ancora vivo? Come farò a dirlo alle ragazze? E Selene come prenderà il suo sacrificio?
<Ragazzo.>
Una voce dura alle mie spalle attira la mia attenzione. Umbryel è lì, seminascosta sotto la luce di un lampione, e il suo sguardo severo è puntato dritto su di me.
Le faccio un cenno di saluto e mi volto nuovamente ad ammirare il paesaggio notturno. La sua presenza mi si affianca e il suo potere, da quanto immenso, sembra travolgermi.
<Da quanto sai di avere la magia che circola nelle tue vene?>
<Da sempre, più o meno. Maelin, la mia nutrice, conosceva la vera natura di mia madre e sperava che ereditassi la magia da lei. Un giorno, quando avevo quattro anni, per sbaglio entrai in un’ombra e rischiai di perdermi in quel buio. Maelin si spaventò tantissimo quel giorno, alla fine non sono mai esistiti stregoni. Da allora, ogni giorno cercava di insegnarmi di nascosto tutto quello che sapeva sulla magia. Nessuno doveva sapere della mia magia, soprattutto mio padre.>
Umbryel rimane in silenzio per un po’, come a voler riflettere sulle mie parole.
<C’è già stato un altro stregone, tuo antenato. Il suo nome era Maerion Duskfall ed era il pronipote di Nymeris. Egli nacque esattamente un secolo dopo la nascita della magia e fu l’unico stregone della storia, almeno fino ad ora. La tua magia, Nyxian, viene dai Duskfall, direttamente dalla terza ed ultima stella: quella della notte. Fai attenzione però, il tuo potere è grande e per questo difficile da controllare. Non devi mai farti sopraffare dalle emozioni negative. Più a lungo sarai sopraffatto, più il rischio di trasformare tutto in ombre crescerà.>
Finito il suo monologo si allontana. Confuso più che mai, mi giro di scatto ad osservarla.
<In che senso “trasformare tutto in ombre”?>
Ma lei non c’è più.
GRANDE SALICE – SELENE
Continuo a rigirarmi nel letto. Non riesco a dormire. Quegli occhi viola, colmi di tristezza, continuano a comparirmi nella mente. Forse non avrei dovuto paragonarlo a suo padre. Guardo verso il letto di Atria, preoccupata di averla svegliata con i miei continui movimenti. Il suo respiro sembra regolare, il viso tranquillo e sereno. Sta dormendo beatamente. Mi alzo silenziosamente dal letto e scendo al piano di sotto aspettandomi di trovare Nyxian sul divano. Mi avvicino ma lui non c’è. Dove diamine si è cacciato? Preoccupata esco fuori e la brezza invernale mi fa rabbrividire. La lunga camicia, che mi fa da pigiama, è troppo sottile per queste temperature. Ma se lui fosse caduto da un ramo? Non era mai stato prima d’ora a Velmoria. Mi guardo intorno ma non vedo nessuno. Chiudo gli occhi e cerco di concentrarmi sulle varie energie presenti. Devo solo trovare la sua. Mi avvio verso Ovest e lo trovo affacciato alla grande terrazza. È talmente immerso nei pensieri che non si accorge della mia presenza. Mi posiziono al suo fianco e, solo allora, si accorge di me. Torna a guardare avanti pensieroso e senza dire una parola.
<Va tutto bene?> provo a chiedergli, anche se è ovvio che niente vada bene.
<Sì…cioè, no. Non va bene nulla. Ho scelto di aiutarvi, vi ho promesso che vi avrei protette ma ho paura di non riuscirci. Hanno ragione le Tre Anziane, il nostro piano è incerto e anche una piccola mossa sbagliata ci ucciderà.>
Lo guardo. Il suo respiro è pesante e affannoso come se non riuscisse a prendere aria.
<Non devi fare tutto da solo, anche io so difendermi. E sì, il nostro piano è pericoloso ma anche stare a casa lo era. Lo hai detto tu; se fossimo rimasti a Nocteveris saremmo sicuramente morti.>
Nyxian adesso mi guarda, quasi stupito delle mie parole. Era talmente preoccupato a darsi la colpa di tutto che non ci aveva pensato.
<E poi devo ringraziarti.>
Il suo sguardo si fa stranito.
<Di cosa?>
<Sei venuto fino a casa nostra e ci hai avvertite del pericolo, dopo ci hai anche aiutate a scappare tradendo tuo padre. Non sono in molti a fare una cosa del genere. Quindi grazie, e scusa per averti paragonato a lui.>
Nyxian fa un leggero sorriso sincero, il primo che gli vedo dal giorno prima con Atria. Gli sorrido a mia volta e lui, inaspettatamente mi abbraccia. Le sue braccia avvolgono il mio corpo esile e il suo calore mi riscalda. Il suo profumo di bosco inebria le mie narici. Il mio corpo, da rigido, si rilassa a poco a poco e ricambio l’abbraccio. Rimaniamo così per un tempo che sembra infinito. Lui con la testa appoggiata sulla mia e il mio orecchio accostato al suo cuore. Quando ci stacchiamo c’è un leggero imbarazzo tra di noi, ma anche una nuova complicità. Il distacco dal calore del suo corpo però mi fa rabbrividire per il freddo e lui, notandolo, mi passa un braccio intorno alle spalle.
<Rientriamo?> mi chiede.
Annuisco con un leggero sorriso e torniamo dentro.
Una volta nel mio letto la stanchezza mi sovrasta. I suoi occhi tornano a farmi visita ma ora sono dolci. Inoltre, l’eco del ritmo del suo cuore, sembra cullare il mio sonno. E così mi addormento.
